Infatti, già nell'età classica creò la commedia, con Epicarmo di Siracusa, istituendo nel '500 il tipo del BUFFO nel teatro comico italiano (all'inizio i BUFFI parlavano in siciliano), insufflando l'elemento comico di PEPPENINO anche nella guerriera e cavalleresca OPERA DEI PUPI, possedendo la sua maschera originale in PEPPI NAPPA, che è l'Arlecchino della Sicilia (o il PIERROT SICILIANO)
Peppi Nappa compare già nelle commedie e nelle FARSE del '600 come un servo estroso e svagato, che causa delle situazioni comiche culminanti in solenni randellate.
Inoltre ha il suo abbigliamento caratteristico, consistente in una giacchetta azzurra con grandi bottoni e lunghe maniche, pantaloni fino alle caviglie, scarpe bianche, fascia al collo e cappello con le falde rialzate.
Di questa tipica maschera siciliana, il ricordo non si è ancora spento nel linguaggio popolare; ancor oggi una persona inconcludente e vana viene qualificata come un PEPPI NAPPA.
Sia D.H Lawrence, lo stesso Sciascia e Dominique Fernandez sostengono che i siciliani "perfino quando si riuniscono in folla per processioni o per un comizio o per qualsiasi altra attività rimangono rigidi, chiusi in se stessi, funerei, soli".
A dimostrazione che ciò non è proprio vero, anzi, ecco una sfilza di persone che tanto hanno dato all'umorismo:
gli adepti della "Secolare Accademia del Parnaso", Pirandello, Angelo Musco, Pino Caruso, Turi Ferro, Franco e Ciccio, Nino Frassica, Leo Gullotta, Manlio Dovì, Tuccio Musumeci, Ficarra e Picone, Gianni Nanfa, Sasà Salvaggio, Mandorlo, Cacioppo, Mago Forest, Andrea Camilleri, Roberto Lipari, Sergio Friscia, Antonio Di Stefano et, dulcis in findus, Lino Giusti.

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