giovedì 23 novembre 2017

Il menefregar m'è dolce in questo mar



Devi sapere che il popolo siciliano ha dimostrato
attraverso i secoli, di possedere nel proprio genoma e,
direi, nel proprio gecognoma, uno spiccatissimo
senso dell'umorismo.
Infatti, già nell'età classica creò la Commedia
con Epicarmo di Siracusa.
I marionettisti siciliani fecero divertire perfino Socrate.
La prima notizia documentata dell'apparizione
dell' umorismo sulla Terra risale a tanti secoli fa:
"Era un dì di Ferragosto.
Alcuni villeggianti arrivati alla meta, dopo aver
passato indenni il passante di Mestre,
si misero a deridere un vecchio che abbatteve e segava alberi.
Egli, come un numero primo, senza scomporsi per niente,
così tuonò: "Dopo di me, il diluvio!".



(Da "L'Irco di Noè" di Lino Giusti)





L'intento di quest'opera, come sostiene lo Chef,
è di sfamare quel cuoco comune che dipinge
i siciliani come uno stuolo di mafiosi.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di venire
nella Terra baciata dal Sole, invece,
hanno potuto constatare che
i siciliani sono una falange di umoristi.

I siciliani non sono tutti mafiosi!
Ci sono, in trasferta, esponenti della
Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, etc etc.

Bando alle ciance ed alle cincia e comari allegre,
i siciliani sono maestri incontrastati della risata
perchè ridono, irridono, deridono ma, soprattutto,
sono maestri dell'autoironia.
Per quest'ultimo hanno bisogno, necessariamente,
di una macchina: auto ironia.

D.H. Lawrence, lo stesso Sciascia, Dominique Fernandez,
sostengono che i Siciliani "perfino quando si riuniscono
in folla per processioni o per un comizio politico
o per qualsiasi altra attività rimangono rigidi,
chiusi in se stessi, funerei, soli".

A parte che, man mano, dimostreremo che
non è assolutamente vero, voglio sottolineare
che una di queste caratteristiche è oltremodo positiva.
Ormai lo sanno tutti i miei lettori:
Se, all'improvviso, torna il marito di lei
e non c'è l'armadio, chiuditi in te stesso!

Sapete perchè i Siciliani si pigliano tutto a ridere?
Perchè sono vessilliferi della filosofia del "futtitinni!".
L'italiano "fottitene", figlio di una Vergine Vestale,
l'ho traslitterato in

"imene fotto".

I me ne fotto, tu no; rimugini sempre l'episodio e 
ti scardini l'epatocita.....


Continua qui.

Per prolificità non sono fecondo a nessuno



Vignetta di Zap e Ida

Non puo' mancare nell' infermeria della Legione Straniera



Giovanni Bivona taglia corto: Parliamo di Lungaretti


Critico Eletterario, Politico, Emaestro di Evita e, nella vita, barbiere

Il suo motto:
Che la vita mi serva da lozione


Vita, Morte e Miracoli del Maestro QUI.

Signor Giudice, mi sento tra l'anguria ed il martello






































Chi non piscia in compagnia ....

Il noto capomafia Don Calò Vizzini usava spostarsi da Villalba a Palermo con una vecchia autovettura nera (siamo nell'immediato dopoguerra) e un autista di
nome Peppe. Il viaggio allora durava 4 ore.
Un tempo quindi più che sufficiente per formarsi nella vescica di Don Calò di una abbondante secrezione liquida.

Giunto al Foro Italico di Palermo (allora periferia del capoluogo siciliano), Don Calò usava scendere dall'auto, si appoggiava alle antiche mura di cinta
della città, e soddisfaceva le sue esigenze fisiologiche.

Un giorno, però un vigile urbano notò l'insolita fermata e avvicinandosi, ingiunse a Don Calò di smetterla e di fornire le generalità perchè doveva multarlo per 50 lire.

Don Calò non digerì l'affronto e con iattanza
(avrebbe potuto fare una mattanza) rispose:
"Ecco a lei una banconota da 100 lire (pecunia olet)".

Il vigile allora obiettò che non aveva il resto.
Don Calò imperturbabile, infilando la mano nell'impermeabile:
"Non si preoccupi ... Non si preoccupi. Risolvo io la questione".

E rivolgendosi all'autista gridò: "Peppe ... piscia che è pagato!".



Lino Buscemi, avvocato, docente di Comunicazione pubblica,
giornalista pubblicista, dirigente della Regione Siciliana,
già funzionario ispettore della Commissione Antimafia dell’ARS,
è osservatore attento della realtà siciliana.
Ha pubblicato numerosi saggi, monografie e articoli
su argomenti di carattere sociale, storico e giuridico
e per Navarra Editore ha già pubblicato Sconosciuti &
Dimenticati. Monumenti, luoghi e personaggi di Palermo.

Antonio Di Stefano, ha pubblicato tra gli altri:
-Dottore ho i dolori aromatici (Mondadori),
-Non prenda niente tre volte al giorno (con Pippo Franco, Mondadori),
-Qui chiavi subito (con Pippo Franco, Mondadori),
-L’occasione fa l’uomo ragno (con Pippo Franco, Mondadori),
-L’ultimo chiuda la morta (con Lino Giusti, Novantacento).

Roberto Mangosi, autore della copertina


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martedì 21 novembre 2017

Famiglia contorta
Laurea di mia figlia Gaia in CTF.

lunedì 20 novembre 2017

Trizio, Caio e Plutonio: Hiroshima 6 agosto 1945


A sinistra il porcino, a destra il porcone.

Giacche ci siamo, parliamo del gilet del Fisico ... bestiale!
Se il 6 agosto 1945, ad Hiroshima successe
quel che successe, che colpa ne ha il povero Bohr?
Perchè lo hanno fucilato? Semplice:
"era il proprietario dell'atomo!".
Così si schermiscono i mandanti e gli esecutori.
Chi di noi, infatti, non ha studiato "l'atomo di Bohr?".

Vediamo in dettaglio come sono andate
esattamente le cose quella domenica.
Come al solito, era giorno piatto;
ma, la posata era dietro l'angolo:

ho un amico fisico tedesco, uno che conta.
Eins tein, zwei tein, drei tein ... ,
un certo EINStein,molto attaccato al figlio.
Sul comodino tiene un suo grande ritratto:
un FOTONE grande che non ti dico.
Si sente un gran boato, praticamente un

                         Big Bang

Dalla finestra vede un protone d'esecuzione
capitanato da Steven Hacking.
Gli chiede: "Come mai da queste particelle?
A proposito, chi è quel fisico con gli
occhi fuori dalle orbite, legato al palo?".
Prontamente Hacking: "Bohr! Non lo so".
Scendi pure tu, l'anione fa la forza.

C'è pure l'Enrico, quello che aveva
la FISSA del 'Fermi restando che ' .
C'è l'Heisenberg,
quel fisico con poca determinazione.


C'è Plank, quello che a tutti chiedeva:
MA QUANTI SIAMO?
C'è Newton, quello che,
appena gli arrivò la mela, esclamò:
L'episodio è di una certa Gravità e denota che  
SIAMO GIA' ALLA FRUTTA!

Per finire c'è Pauli, uomo di sano Principio.
Te lo ricordi Pa? Il Principio di Pauli, appunto!
Quello che allo Zecchino dell'Alchimista cantava
DAI, DAI, DAGLI UNO SPIN,
DAGLI UNO SPIN E VEDRAI CHE PARTIRA'!".


L'ormai convinto Einstein: "Vengo.
Ma, prima ti offro un bicchierino di
Vecchia Romagna etichetta nera,
il brandy che crea l'atomo a sfera!".







domenica 19 novembre 2017

Rivisitazione dell'Odissea


Laerte, il papà di Ulisse:
"Ricorda, figlio mio. Chi sbaglia, vaga!"


Quelle a destra sono
per metà donne e per metà pesci.
Ulisse
e le sirene spiegate.


Polifemo alla moglie:
"Cara, se mi cercano, ci sono solo per nessuno!"


Polifemo ad Ulisse:
"cerca di non dare nell'occhio!"


il masochista Re di Itaca sorprende
la moglie con un pretendente al trono.
(Della serie "Ulisse, il piacere della scoperta").


PENElope si schermisce:
"ma come facevo a sapere ch'eri ancora in vita? Quando manchi per un lungo periodo, na telefonata falla! Telaio dittu 1.000 volti ....


Ulisse, come un numero primo, non si scompone per niente: "parlà a filosofa, ccu stu minkia di TESSERE O NON TESSERE ?"


Penelope, alquanto risentita:
"Spiegami. Io capisco i 10 anni per conquistare una Troia,
ma gli altri 10 dove sei stato?"

Ulisse, più gonfio degli otri
che gli aveva regalato Eolo, 
non si dà ancora per vento:
"a Natale, m'avessi regalatu nu navigatore!"


Arriva trafelato il Figlio Telemaco,
interrompendo il pacifico litigio:
"papà, nel salone ci sono i Proci.
Attenzione, entra dal retro!"

Lino Giusti & Antonio Di Stefano